Le  Dionisie cittadine o Grandi Dionisie

Le Dionisie cittadine o Grandi Dionisie

Marzo 3, 2021 Off Di Cav. Franco Cazzato

Le Grandi Dionisie si svolgevano ad Atene tra il 10 ed il 14 circa del mese di Elafebolione del calendario attico, corrispondente ai mesi di marzo-aprile del calendario giuliano.

Il giorno 8 di Elafebolione si svolgeva il proagone, a cui partecipavano in pompa magna gli autori, i coreghi, i musicisti, i coreuti e gli attori che informavano il pubblico dell’argomento delle tragedie in programma.

Probabilmente il 9 veniva invece fatta una processione nel corso della quale la statua di Dioniso veniva trasportata dal tempio al teatro dopo un percorso specifico.

Usuali erano riti sacrificali ed offerte votive.

Il giorno 10 iniziava la festa vera e propria: aveva infatti luogo una solenne processione cui partecipavano tutti gli ateniesi e gli stranieri presenti in città e che culminava con il sacrificio di un toro e con offerte votive a Dioniso.

La festa religiosa era intesa come momento di grande coesione sociale.(wikipedia.org) La diffusione del vino nella vita sociale romana non poteva non coinvolgere gli aspetti religiosi,anche in considerazione del fatto che la primitiva teologia dei Romani era proprio improntata al culto della natura.

La divinità primigenie altro non erano se non la personificazione delle forze e delle risorse naturali:gli spiriti dei campi, dei fiumi,dei laghi, delle foreste,delle messi, delle frutta,degli animali selvatici e da cortile.

A ciò si aggiunga il culto domestico dei morti di famiglia.

La generazione, l’alternanza delle stagioni, la fecondità della terra erano invocate, celebrate, onorate sempre con libagioni, perchè sembrava logico onorare le forze della natura con un dono della natura e nessun dono era mai apparso prezioso e denso di significato e di mistrero come il vino.

offerte di libagioni

Agli inizi della storia di Roma,i Romani libavano in onore del dio Libero, o Lieo, che è come dire il liberatore o Colui che rende lieti.

Libero era un’antica divinità indigena del Lazio, particolarmente incline a proteggere la vite e il vino, ma destinata ad essere sucvcessivamente sostituita da prorompente culto di Dioniso-Bacco con i suoi misteri.

Le feste in onore di questo dio, dette appunto Baccanali, furono introdotte in Roma attreverso la Magna Grecia e l’Etruria, probabilmente dopo la seconda guerra punica.

I baccanali furono dapprima pratiche religiose celebrate in onore di Bacco dai suoi devoti tre volte l’anno, nel bosco sacro di Stimula, sull’Aventino, si tenevano riunioni notturne alle quali partecipavano solo donne.

I baccanali

Successivamente la sacerdotessa Pacula Annia, per ispirazione divina, vi ammise anche gli uomini e le cerimonie vennero allora celebrate nelle ore diurne cinque giorni ogni mese.

Le prime feste dell’ anno erano in onore di Bacco Libero, l’inventore della vigna e del vino, e si celebravano il 17 marzo nell’imminenza dell’equinozio di primavera, quindi all’inizio della stagione ricca bella tiepida e mite.

Le feste erano chiamate <<Liberalia>> ,da Libero.

Si accendevano fuochi e si offivano al dio i primi germogli, venivano immolati capretti e si mangiavano uova come simbolo del principio, della fecondità e della procreazione.

Le <<Vinalia>> invece, venivano celebrate il 23 aprile, in questo caso il vino nuovo veniva associato alla Dea Venere e ciò lascia intuire come finissero i banchetti e le libaggioni indetti per l’occasione.

Infine, nel corso delle feste <<Vinalia Rustica>> indette per il 19 agosto, veniva stabilito il periodo della prossima vendemmia.

Durante queste feste il vino scorreva a fiumi, e ben presto queste celebrazioni degenerarono, coinvolgendo tra l’altro anche moltitudini enormi di cittadini, al punto che nel 186 a.C. dovette intervenire il Senato con un severo decreto repressivo.

Le feste in onore del dio continuarono, ma sotto il controllo del pretore, con l’assenso del senato e limitando le associazioni a non più di cinque membri, di cui due uomini e tre donne.

Il culto bacchico continuò ad essere praticato nel mondo romano fino alla più tarda età dell’Impero.