DANZA 2

DANZA 2

Ottobre 3, 2018 0 Di Cav. Franco Cazzato

La danza è una serie di passi,di movimenti del corpo accompagnati da musica strumentale o vocale.

La danza presso molti popoli,particolarmente tra i popoli primitivi,ha spesso significato di azione culturale o magica,nella quale ciascun individuo ritiene di coinvolgere in essa tutto il proprio essere cogliendone l’autentico valore simbolico e ponendosi  quindi nelle condizioni di raggiungere il contatto con l’Essere Supremo.

La danza per l’individuo è un modo diretto di vivere un mito,di propiziare gli spiriti ai fini della propria felicità e del proprio benessere.

Spesso la danza è legata a particolari riti in rapporto ai principali evevnti della vita e così si hanno danze matrimoniali, d’iniziazione,della nascita,della morte,oppure a scopo bellico o terapeutico ecc.

In queste danze ogni nmovimento,ogni figura,lo stesso ritmo hanno valore simbolico e perciò si tratta in genere di danze mimate o narrative e talvolta si tratta invece, di danze astratte non imitative,parallele alle azioni di magia che per lo più non tendono a ricavarne un benificio ma sono rivolte alla sfera sovrannaturale e pertanto, sono quindi danze d’ispirazione religiosa,tuttavia cercheremo di trattare i vari tipi di danze dei popoli della terra soprattutto quelli più popolari e ne parleremo opportunamente in una apposita sezione del folclore.

In questo contesto,invece,tratteremo le danze italiane che non sono poche e soprattutto quelle a carattere terapeutico.

Si può dire che ogni regione Italiana ha il suo ballo tipico,la tarantella,il saltarello,caratteristici del mezzogiorno, le ben note danze degli spadonari che conservano in Piemonte una rigogliosa vitalità, la danza di giubilo eseguita dalle donne di Plataci(Cosenza) in onore di S.Nicola e citiamo anche il Balon della Venezia Giulia, il Borosà Veneziano, la danza del gallo Altoadesino ed il Trescone Emiliano.

A questo punto vediamo da vicino la danza scherma che si balla TORRE PADULI, frazione di Ruffano (Lecce)  e non danza delle spade,o danza armata, come frequentemente ed erroneamente indicato ed a tal proposito per i più agnostici cito quanto recita un noto dizionario.”la danza della spade,danza con armi bianche di origine antica e a carattere propiziatorio,eseguita per invocare e favorire la fertilità del suolo e l’abbondanza dei raccolti,tuttora diffusa nel folclore di diversi po poli Europei dove ha assunto carattere guerresco”.

Tale argomento come già detto innanzi lo tratteremo nella sezione del folklore di questo sito.

Come potete ben vedere nulla a che vedere con la danza scherma di Torre Paduli che si balla la notte sul 16 agosto durante i festeggiamenti in onore di San Rocco, a mio avviso, danza mimata e narrativa.

Ritengo doveroso a questo punto trattare in modo specifico quanto ci è stato tramandato dai nostri avi e tracciare qualche breve profilo storico, in merito alla nostra pizzica o danza terapeutica, tralasciando per un attimo l’analisi tecnica della danza in se e parlando invece del patrimonio storico e magico lasciatoci in eredità.

Cominciamo dalle cose certe, secondo le quali, alcuni problemi, dissidi, contenziosi amorosi che interessavano la vita delle persone,venivano risolti all’interno delle famose “RONDE” a Torre Paduli, storica la frase secondo la quale veniva indicato tutto ciò: “NE VITIMU A SANTU ROCCU”, un duello quindi che avveniva in questi cerchi umani per risolvere le dispute.

Le persone che formavano i famosi cerchi erano, naturalmente, di due fazioni differenti facenti capo ad uno dei due contendenti che per l’occasione sostenevano il proprio beniamino, il tutto scandito a ritmo dei famosi tamburelli.

Altra versione è quella secondo la quale zingari che partecipavano alla fiera del bestiame per risolvere i vari contenziosi si sfidavano a duello durante il quale una mano impugnava il coltello e l’altra veniva ricoperta da una giacca per parere i colpi inferti dall’avversario e sempre al ritmo dei già citati tamburelli.

Poi ci sono la “Zagareddre”semplici strisce colorate di stoffa, ancora in uso che, stando sempre a quanto ci è stato tramandato venivano utilizzate dalla donna pizzicata” che veniva attratta da un colore di suo gradimento e che poi sventolava durante il rito di guarigione al ritmo del tamburello ed altri strumenti musicali.

Altra certezza è il famoso ventaglio con impressa l’effige del Santo di Montpellier che ogni persona che si recava alla festa di S.Rocco , acquistava per devozione al Santo.

E’ scolpita perfettamente ancora oggi ,l’immagine nella mia mente che presso ogni abitazione dell’epoca, di varie famiglie, il ventaglio era affisso sulla parete di fronte al letto come a dire:”SANTU ROCCU MEU IUTAME TIA”.

Patrimonio magico,dicevo, ed assai molto caro a tutti noi Salentini e che col tempo, speriamo che associazioni di carattere internazionale come L’UNESCO custodisca e lo dichiari per l’eternità,  patrimonio dell’intera umanità.

Sarebbe molto bello se i nostri rappresentanti politici prendessero in seria considerazione tale evenienza anche se si tratta di un bene culturale immateriale, sotto certi aspetti, anzichè perpetuarsi solamente nel mese di Agosto con qualche spettacolo di artisti e musica che nulla hanno a che fare con le nostre tradizioni ,e intanto trascurano quanto altri ci invidiano.

Tutto ciò per evitare numerose speculazioni da parte di fantomatiche associazioni che non fanno altro che transumare altrove ed in altre direzioni le nostre tradizioni e competenze.

SANTU ROCCU E’ NOSCIU E GUAI A CI NE LU TOCCA.

Vi ricordate l’episodio della Processione, anch’esso tramandotoci, secondo il quale, anticamente tentarono di portare  San Rocco a Ruffano e non ci riuscirono in quanto la statua del Santo improvvisamente si fece pesante, …be, per certi versi vediamo di non commettere simili errori transumando altrove le tradizioni che sono proprie di Torrepaduli.